Jolly Power Sistemi di allenamento per arrampicata
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Gli allenamenti proposti
in questo sito possono provocare danni anche gravi all'organismo, in particolare all'apparato muscolo scheletrico e in taluni soggetti anche a quello cardiocircolatorio.
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Pliometria

Punto di forza, da taluni forse anche considerato limite, del nostro sistema d'allenamento è la sua forte empiricità. Tutto, certo, comincia con l'esperienza e qualunque valido lavoro si avvale dei dati presi sul campo ma poi da loro spicca il volo e, talvolta innalzandosi troppo, comincia a perdere il contatto con il dato reale: anzi addirittura se ne stacca, cosi come l'aria per la colomba di Kant che sembra arrecare maggior attrito ma senza la quale precipiterebbe al suolo. Dal canto mio (complice anche la totale assenza di lavori teorico deduttivi sull'arrampicata e i suoi movimenti) il contatto con il terreno è stato più quello di un gallo che di una colomba e sono rimasto per anni terra-terra a verificare sulla nostra pelle allenamenti inutili, allenamenti dannosi e talvolta quasi per caso degli allenamenti riusciti. Esattamente questo accadde con i "rimbalzi " e i lanci: iniziai a farli e a farli fare per gioco, era divertente e io pensavo potessero favorire le qualità coordinative. Poi vidi invece che anche la forza, quella massima intendo, aumentava. Cominciai a provarne innumerevoli tipi: con un braccio e l'altro alternato, con le due braccia assieme, con un solo braccio che lancia, cadendo da sopra verso il basso e poi scattando di nuovo in su, lanciando solo "a toccare" senza prendere e poi ricadere e attutire la caduta, lanci lunghi da prese buone, lanci corti da prese schifose, arrampicando sul muro con una sola mano, accoppiando al volo con un doppio schiaffo sulla presa. Quell'anno feci le mie prime otto trazioni di seguito su di un solo braccio senza aver mai allenato specificatamente la trazione su di un braccio. Molti di questi esercizi che io ho inventato oggi sono fatti da molti senza sapere i rischi che corrono se non utilizzano le giuste cautele. Non nego che possano essere sorti spontaneamente in altre zone senza contatto con le persone alle quali li somministravo. Di sicuro però io non li ho copiati da nessuno. In realtà non avevo fatto altro che proporre un allenamento che in parte era già molto in voga in altri sport, ma soprattutto per gli arti inferiori. Alcuni lo chiamavano pliometria. Partiamo da un poco più in dietro: per fare un gesto atletico serve energia. Questa è energia biochimica prodotta nella contrazione muscolare. Se si trasforma in movimento e dunque lavoro si chiama contrazione concentrica (se il lavoro prodotto è positivo) o contrazione eccentrica (se il lavoro è negativo). Se invece c'è contrazione e dunque sviluppo d'energia senza movimento (e dunque non c'è lavoro) si chiama contrazione isometrica: l'energia biochimica della contrazione non si trasforma in energia cinetica e lavoro ma si dissipa in calore. Laddove invece avviene una contrazione concentrica immediatamente preceduta da un'eccentrica avviene un'esercitazione pliometrica. In realtà il lavoro pliometrico avviene nelle più comuni attività sportive e non: se corro, infatti, quando il piede tocca il suolo prima attutisco il peso del mio corpo pre-stirando polpaccio e quadricipite che poi immediatamente restituiscono la spinta verso l'alto. Anche se devo lanciare un sasso, prima allungo i muscoli mandando in dietro il braccio poi li allungo scagliandolo in avanti. Il primo grosso vantaggio del lavoro pliometrico è il fatto che esso dona alla contrazione concentrica un surplus di energia: se io compio il lavoro senza pre stiramento posso contare solo sull'energia biochimica della contrazione muscolare. Nel lavoro pliometrico io posso contare invece anche su una parte di energia elastica accumulata durante la fase di lavoro negativo. In altre parole utilizzo le parti elastiche dei tendini e dei muscoli a mio favore tendendoli come una fionda prima di ricontrarli e trasformare questo surplus di energia in energia cinetica. Mentre se contraggo e basta posso arrivare a sprigionare 100, se stiro e poi contraggo posso arrivare a 100 + x dove x è l'energia meccanica immagazzinata dalle componenti elastiche di muscoli e tendini. Utilizzo cosi tutte le carte a mia disposizione per ottenere il massimo: l'energia biochimica della contrazione e quella meccanica derivante dall'elasticità di muscoli e tendini. Bisogna tenere presente però che se la velocità di distensione nel pre stiramento che precede lo scatto è troppo bassa o se il suddetto scatto avviene dopo troppo tempo tutta l'energia potenziale immagazzinata nel lavoro negativo verrà dissipata in calore e non si potrà cosi' utilizzare in energia cinetica per la successiva fase positiva del lavoro. Basteranno pochi attimi di esitazione per farmi dissipare per sempre preziosi Joule di energia. Altro vantaggio del lavoro pliometrico è che questo tipo di allenamento produce un aumento della forza massima in assoluto (anche cioè in situazioni dove non si può utilizzare il surplus elastico) dovuto a vari fattori. Uno dei principali è che lo stimolo che riceve il muscolo per produrre la tensione necessaria ad attutire la "caduta" del lavoro eccentrico sviluppa tensioni muscolari altissime e dunque fortemente allenanti soprattutto se abbinate all'immediata successiva contrazione concentrica. Da non sottovalutare inoltre il vantaggio che questi allenamenti portano a livello coordinativo e anche psicologico: coordinativo perché sono esercizi difficili da eseguire dovendo essere fatti ad alta velocità; psicologico perché permettono di vincere il blocco, tipico di molti arrampicatori, di doversi "lanciare".

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