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Ansia e stato mentale ideale

L'ansia è un sentimento molto vicino a quello della paura o dell'angoscia; se volessimo a tutti i costi trovare una differenza tra le due cose, potremmo dire che l'ansia si scatena anche in assenza di situazioni di pericolo reale: un esame, dover parlare con una ragazza, una gara, una via cui teniamo particolarmente etc. Addirittura esiste una forma di ansia che si può scatenare apparentemente senza motivo e senza relazione con l'importanza di quello che accade all'esterno (parlare in pubblico anche se non comporta pericoli oggettivi può comunque considerarsi una situazione rischiosa). Se domani si dovesse salire da primi sul tiro più sprotetto del Pesce in Marmolada, si avrà, come è naturale, un sonno difficile. Un sentimento di ansia pressoché identico ci potrebbe cogliere, però, anche qualora il giorno dopo dovessimo soltanto fare una passeggiata a Villa Borghese. Identico come sensazione, ma molto più subdolo: non sappiamo, infatti, di che cosa si abbia paura. Come un fuoco in un secco pagliaio, l'ansia, una volta sopraggiunta, tenderà a rinforzarsi ed allargarsi: sono stato debole, vulnerabile, dunque potrò esserlo ancora; e se prima i sintomi partivano dalla mente per giungere al fisico (avversità esterna che mi turba e mi reca palpitazioni, sudorazione...etc) ora potrà percorrere anche la strada inversa: arrampico, sento le mani sudate, questo mi riporta a situazioni già vissute ed insorgono tutti gli altri sintomi di malesseri interiori che ben ricordo. Una buona prestazione sportiva non si associa facilmente né a livelli troppo bassi né a livelli troppo alti di ansia . Un certo livello di tensione, infatti, produce delle modificazioni fisiologiche che predispongono l'atleta alla gara (retaggio di antichi meccanismi che avevano la funzione di preparare il soggetto di fronte a situazioni ambientali pericolose).



Livelli troppo bassi di ansia possono provocare:
· Eccessivo rilassamento dei muscoli (tono medio troppo basso)
· Riflessi più lenti (incapacità di fare un lancio o di correggere alla svelta un errore)
· Mancanza di attenzione (non si legge bene la roccia, si è distratti)
· Poca aggressività e poca voglia di spingere fino all'ultimo appiglio (appena sono un po "acciaiato" mi fermo)
· Mancanza di desiderio di riuscire (vabbè blocca…)
· Minore reclutamento di fibre

Livelli abbastanza alti di ansia possono provocare:
. Pensieri ossessivi (si pensa solo alla gara o alla via) o invasione di pensieri interferenti
· Irritabilità (se non si supera un passaggio si è portati a prendersela con la roccia o con chi fa sicura)
· Disturbi nel ritmo sonno/veglia
· Disturbi dell'appetito (in un senso o nell'altro)
· Cefalee per eccessiva tensione
· Sensazione di affaticamento e di "acciaiamento" già quando si effettua il riscaldamento
· Accentuata paura quando si scala da primi
· Al contrario, assoluta incoscienza del pericolo "reale" (in gara talvolta non ci si rende conto di saltare un moschettonaggio rischiando così la caduta a terra)
· Crampi
· Tremore della gamba e del polpaccio
· Non si effettua regolarmente la defecazione
· Apparizione di orticarie o pruriti
· Disturbi della frequenza cardiaca (aritmie)
· Bruciori di stomaco
· Mani fredde e sudate
· Tendenza ad orinare in continuazione
· Perdita degli automatismi nella progressione, poca fluidità
· Eccessiva fretta e imprecisione: si vuole ad ogni costo uscire fuori dalla via a costo di cadere per farla finita prima
· Tendenza alla caduta per eccessivo sforzo mentale nel controllare l'ansia: meglio compromettere la prestazione pur di uscire in fretta dall'incubo e rilassarsi

Livelli altissimi di ansia possono provocare:
· Blocco anche del calcolo razionale: si è nel pallone più totale, non solo non funzionano gli automatismi, ma neanche i comandi manuali
· Sensazione di paralisi muscolare, si ha la certezza che ormai sia giunta la fine
· Certezza di avere gravi malattie cardiache, si percepiscono sensazioni reali di dolore al cuore, formicolii forti che cominciano da dietro l'orecchio per arrivare fino alle mani, sensazione di asfissia

Meccanismi di difesa e reazioni negative che l'ansia può innescare:
· Si teme talmente la prestazione che si cerca in continuazione di crearsi degli alibi, dai più innocui, come il troppo caldo, il troppo freddo, il dolorino al dito, la pelle consumata, la via bagnata, le scarpette da risuolare, il fatto che ci si sia allenati nei giorni prima, che non ci si sia allenati nei giorni prima; ai più gravi: tendenza all'incidente, all'autolesione pur di tirarsi fuori e restare tranquilli per un po’. Atteggiamenti questi che inevitabilmente portano ad un calo della prestazione o perlomeno ad arrivare sempre quasi alla prestazione, innescando cosi' un circolo vizioso, in quanto il calo di rendimento rinforzerà ancora di più le risposte d'ansia
· Si tenta di difendersi con dei rituali ossessivi: spazzolare maniacalmente le prese, sfregare sulla suola della scarpetta fino a farla stridere, prendere magnesite di continuo come per scrollarsi di dosso qualcosa di negativo purificandosi con essa
A quasi tutto ci si può assuefare, ma l'ansia difficilmente passa con l'abitudine. Non sarà facendo mille gare, o violentandosi facendo mille voli da primi, che si risolveranno grossi problemi di ansia. Bisognerà agire su altri fattori e con diversi strumenti. Prima esaminiamo le cause profonde che possono essere associate ai problemi di ansia.

Principali cause dell'insorgere dell'ansia pre-prestazione
· Una forte insicurezza associata ad una debole autostima favoriscono senz'altro l'insorgere di una eccessiva ansia pre-prestazione. Al contrario, essere profondamente sicuri della propria preparazione, non temere gli avversari, camminare tra il pubblico e sentire qualcuno che mormora "quello è Tizio, uno che sa il fatto suo", saranno sicuramente fattori che porteranno l'atleta arrampicatore a rimanere entro quella soglia di tensione che favorisce lo stato mentale ideale
· Lo scarso apprezzamento di quello che si fa e di tutti gli sforzi che si compiono, da parte delle persone che si ritengono importanti , come i genitori, soprattutto, ma anche l'allenatore
· Al contrario, richieste ed aspettative eccessive da parte dei genitori, dell'allenatore, o del pubblico, se si è famosi
· Obiettivi malposti: troppo lontani e difficili da raggiungere, oppure cosi' facili da sembrare banali "contentini"
Riassumendo possiamo dire che l'elemento che incide maggiormente sullo sviluppo di elevati e nocivi livelli di ansia sia la scarsa autostima associata ad un sentimento di inadeguatezza nei confronti dei compiti e degli obiettivi prefissati: chi si sente sicuro di potercela fare, fiero di questo, contento dunque se qualcuno lo osserva, soddisfatto degli obiettivi raggiunti, avrà sicuramente più facilità a trasformare in energia positiva anche livelli abbastanza elevati ansia. Da questo possiamo dedurre l'estrema importanza che avrà, per il raggiungimento dello stato mentale ideale, il porsi giusti obiettivi.

Grado di difficoltà ed ansia
Un obiettivo posto saltando troppi gradi intermedi, che viene sentito irraggiungibile, come potrebbe essere l'8a per chi arrampica sul 6, produrrà da una parte, ansia per una prestazione che l'atleta percepisce come superiore e "mitica", dall'altra, sconforto e sfiducia quando non la raggiungerà, cosa questa che andrà a rinforzare nuovamente l'ansia innescando un drammatico circolo vizioso.

Un obiettivo percepito dall'atleta come banale (per esempio continuare a fare tante vie a vista di 6a per chi scala sul 6b\c lavorato) potrebbe d'altro canto indurre scarsa motivazione, noia e dunque basso livello di attivazione. La cosa più grave però, nel porsi obiettivi poco interessanti, sta nel fatto che non raggiungendo mai un livello ritenuto accettabile (e qui entra in gioco la comunità arrampicatoria e il concetto di grado come "valore" ) l'atleta ricadrà in una situazione di insicurezza, bassa stima di sé, e quindi, nuovamente, ansia.

L'estrema importanza che oggi è data ai gradi, nel bene o nel male, da tutta la comunità arrampicatoria e dai mezzi di comunicazione (soprattutto internet e riviste) consolida ancora di più queste considerazioni. Fare un certo grado permette in qualche modo di appartenere ad una casta, quasi nessuno ne resta fuori, meno che mai quelli che in continuazione asseriscono "a me il grado non interessa, arrampico per divertimento": spesso sono proprio loro quelli più scottati da quest'entità e che più si scaldano quando si parla di numeri.
Se "ti tieni" e fai vie dure, vali, conti, sei rispettato; se fai l'8 puoi permetterti di rimorchiare qualche allieva facilmente, se fai il 9 puoi addirittura dire stronzate ed avere comunque ragione. Per questi motivi il grado rappresenta di per sé un elemento fortemente ansiogeno.

La paura di volare
Anche se associabile all'ansia caratteriale o a quella da prestazione, la paura di volare può assumere una connotazione totalmente indipendente, ed essere fortemente vincolante per la prestazione anche per soggetti che non sono normalmente né ansiosi né sfiduciati o stressati. Questo tipo di paura si riscontra infatti nelle più disparate tipologie di carattere, a tutti i livelli , senza distinzione di sesso, di ceto, di capacità intellettive o fisiche, dall'apatico al superattivo, dallo stressato all'ultrarelax-man. Teniamo presente che in una certa misura, questo tipo di paura è naturalmente presente in tutti noi , per istinto e per ovvi motivi. Alcuni soggetti però (per esperienza si può dire che lo sono quasi la maggioranza di coloro che hanno cominciato nelle sale boulders) vengono limitati enormemente nella prestazione da questo sentimento, tanto da produrre un enorme gap tra le prestazioni "da secondi" e quelle "da primi", ma soprattutto tra le potenzialità espresse in palestra e i miseri risultati espressi fuori. Indipendentemente dalla difficoltà del tratto di parete, si viene colti da una paura irrazionale (anche se si è sicuri della non pericolosità della caduta) , a questo punto viene totalmente compromessa la fluidità del movimento, si farà affidamento solo sulle braccia senza scaricare più il peso sulle gambe, tutti i muscoli si tenderanno allo spasimo, anche quelli che non servirebbero, tutto viene bruciato in pochi secondi. Questa è la principale causa della cosiddetta mancanza di resistenza. Questa è la principale causa di non riuscita in generale per tutti coloro che ricevono un adeguato training tecnico e fisico. La paura di volare eccessiva è tipica del palestraro, troppo abituato alla morbida e rassicurante sala boulder, e dell'alpinista, troppo abituato a situazioni di pericolo reale dove l'ambiente è effettivamente ostile e non si deve cadere mai.

Ottenere un miglioramento fittizio al fine di raggiungere un miglioramento reale
È questo un metodo che ho sperimentato con successo su atleti non propriamente di talento, con problemi di paura nell'andare da primi e ansia da prestazione. Si fonda su questo principio: almeno cento anni di cultura alpinistica e trenta di arrampicata sportiva hanno radicato nella nostra "comunità" il grado come valore. Il grado si può ottenere a buon mercato con il superlavorato. Dunque posso ottenere a buon mercato la possibilità di sentirmi meno frustrato e quindi più idoneo in generale alla prestazione. Prendiamo il classico arrampicatore che da anni staziona sul 6b+ a vista, vagando di falesia in falesia, deprimendosi incontrando tutte le mostruose vie di quel grado, generalmente di placca o di boulder secco, tecniche e d'annata (le più dure, generalmente), accuratamente evitate da chi fa gradi elevati (si sa, i gradi fino al 7a+ sono mediamente molto più compressi di quelli alti). Facciamogli provare venti volte un bel 7a, di continuità (sinonimo di "grado lasco"), di nuova generazione, un po' strapiombante su prese buone se è un palestraro, una bella placchetta a tacche se è una donna , spit vicini. Probabilmente lo realizzerà prima delle venti volte programmate. Non sarà diventato più forte, e sicuramente bisogna essere più bravi per fare regolarmente i 6b (veri, non "di continuità") a vista; ma avrà raggiunto il Grado. Che grado fai: "Il 7a". Si apre un nuovo mondo di possibilità ed obiettivi, aumenta la motivazione, cresce la stima di sé messa così a dura prova da quei 6b+, estremamente difficili, incontrati in tutti quegli anni: è in altre parole, una buona soluzione per innescare una reazione a catena di eventi positivi favorendo la prestazione che a sua volta accrescerà ancor più l'autostima facendo calare ancora l'ansia e favorendo la prestazione.

Saper riconoscere lo stato mentale ideale
Quasi una esperienza di estasi o di trance ipnotica in cui tutto avviene perfettamente, dove la potenza fluisce attraverso di noi e per mezzo di noi, al di fuori dello spazio e del tempo, rendendo le nostre potenzialità fisiche efficienti al massimo, anzi, forse di più. Come tutte le esperienze che avvengono con un'intensità molto elevata, questo stato di grazia accade molto raramente e dura poco. E' di fondamentale importanza imparare a riconoscerlo e saperlo ricordare, per poter poi, un giorno, sperare di riprodurlo volontariamente (anche se in forma minore: il vero stato di grazia accade come per incanto, e al di là di un controllo volontario). I passi sono questi: conoscerlo, saperlo immaginare, riuscire a riprodurlo volontariamente. Dunque per conoscerlo esaminiamone le caratteristiche:
· Rilassamento: mi sento calmo, senza timore (il vuoto ,la spittatura, la non riuscita). Però al tempo stesso ho voglia, sono stimolato e non apatico e dormiente. Sono calmo ma fortemente motivato ed attivo
· Gioia: mi diverto ad arrampicare, anche se sto eseguendo una cosa dura sento il gusto della scalata. E' bello scalare ed io sto scalando proprio bene, mi stanno guardando e vedono in me un bel movimento ed io ne sono fiero. Provo addirittura piacere
· Ottimismo: sento che ce la posso fare, sono perfettamente all'altezza del compito
· Fuori dal tempo e dallo spazio: non penso a quello che è passato e neanche a quello che potrà succedere né, soprattutto, sento e vedo le cose intorno a me che potrebbero disturbare (gli incitamenti, uno che mi arrampica a fianco etc). Sono all'interno di un film ma in qualche modo ne sono anche spettatore: non mi concentro su nulla ma percepisco tutto nella sua globalità. I movimenti avvengono in maniera automatica, gli appigli, che una volta mi sembravano cosi' piccoli, sotto i miei piedi e le mie mani diventano grandi, come non lo sono stati mai
· La mia mente è totalmente libera da pensieri: non analizzo l'esecuzione dei movimenti, non penso "ora devo girarmi in laterale": il corpo sembra muoversi secondo leggi proprie. Non temo di aver dimenticato qualche passaggio o qualche tecnica: sento che quando sarà il momento mi verrà spontaneo
· Spontaneità: non mi sforzo di restare calmo… non mi sforzo per ricordare i passaggi…non mi sforzo per cercare la carica…non mi sforzo per cercare di concentrarmi. Lo sono già, e se non lo sono ora fra poco lo sarò

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